FRESCHI DI STAMPA

In questo romanzo, Carl Djerassi, "padre" della pillola anticoncezionale, ci offre una storia d’amore moderna, in cui le vicende storiche del Medioriente e i continui progressi scientifici nel campo della riproduzione giocano un ruolo chiave nella vita dei due protagonisti, Melanie Laidlaw, direttrice di una fondazione impegnata nella biologia riproduttiva, e Menachem Dvir, ingegnere nucleare israeliano.
Perutz: un Nobel che scorre nelle vene

Quando Max Ferdinand Perutz cominciò i suoi studi sull’emoglobina, tutto quello che si conosceva sull'argomento lo si poteva scrivere sul retro di un francobollo. Erano gli anni ’30 e nessuno avrebbe scommesso sulla carriera scientifica di questo giovane viennese, naturalizzato inglese, che invece, nel 1962, riceverà il premio Nobel nella chimica per aver scoperto l'architettura e il meccanismo d'azione dell'emoglobina.
In “Le molecole dei viventi” (Di Renzo Editore), Perutz racconta la sua avventura scientifica, la gran parte trascorsa a studiare la struttura molecolare di questa proteina essenziale per la nostra vita, che trasporta l’ossigeno nel sangue dai polmoni ai tessuti. Anni di lavoro intenso, che hanno favorito lo sviluppo di nuove discipline di frontiera, come la genomica, e avviato importanti progressi nel trattamento e nella prevenzione delle malattie.
Ma Perutz non è stato solo lo scienziato tenace e originale, conosciuto in tutto il mondo per le sue intuizioni e per la grande umanità, ma anche uno dei maggiori artefici di un nuovo modo di fare ricerca, un modo collettivo, collaborativo, dove la scienza diventa 'cosa comune' da condividere con altri colleghi, esperti fisici, matematici e medici per il bene e lo sviluppo dell’umanità.
Nel saggio, il premio Nobel, scomparso nel 2002, sprona le nuove generazioni di scienziati a non perdersi d’animo e a essere pronti a superare le difficoltà che incontrano: i giovani ricercatori sono spesso costretti a pubblicare risultati rapidamente, per non vedere la propria carriera stroncata sul nascere e non essere tagliati fuori dai finanziamenti. Perutz per scoprire la struttura e le funzioni dell'emoglobina, ha impiegato più di trent'anni: oggi nessuno gli concederebbe così tanto tempo.
Anna Capasso
Vi aspettiamo dall'8 al 12 maggio alla
Fiera Internazionale del Libro
stand n. E71 PAD 1
Torino Lingotto Fiere
Gli studenti incontrano lo scienziato Edoardo Boncinelli

Il giorno 28 marzo p.v. alle ore 9.30 presso il Grand Hotel Adriatico a Montesilvano, Edoardo Boncinelli, scienziato di fama internazionale, incontrerà genitori e studenti di sei scuole superiori della provincia di Pescara.
Edoardo Boncinelli, fisico di formazione, ha iniziato la carriera di ricercatore all'Istituto Internazionale di Genetica e Biofisica (IIGB) del CNR di Napoli. Dal 1992 è direttore del Laboratorio di Biologia Molecolare dello Sviluppo presso il dipartimento di ricerca Biologica e Tecnologica dell'Istituto Scientifico Ospedale San Raffaele di Milano. Dal 2000 è professore di Biologia presso la facoltà di Psicologia dell'Università Vita-Salute di Milano. Ha concluso da poco il mandato di direttore della Sissa,
La sua capacità di trasmettere scienza ed entusiasmo è testimoniata dal successo ottenuto dai suoi numerosi libri di divulgazione scientifica che spaziano dalla genetica alla teoria della evoluzione biologica fino alle neuroscienze, non mettendo mai in secondo piano temi importanti quali l’identità dell’uomo, la sua natura spirituale e il ruolo della scienza nella società.
L’incontro con l’Autore fa parte del “Progetto lettura” proposto da Di Renzo Editore ed avviene in seguito alla lettura, da parte dei ragazzi, del volume“A caccia di geni” di E. Boncinelli. La lettura del volume, abbinata alla possibilità di incontrare l'autore e confrontarsi su temi anche di una certa complessità, rappresenta un'occasione di arricchimento culturale apprezzato da tutti, alunni, insegnanti, dirigenti ed anche genitori, ma, soprattutto, rappresenta la possibilità di instaurare contatti e relazioni che proiettano verso nuove realtà culturali e lavorative. E’ dunque, un'esperienza gratificante per tutti e per qualcuno addirittura determinante per le proprie scelte di vita.
L’evento fa parte del progetto “Insieme per la scienza” - POR Abruzzo, macroprogetto innovazione, competitività governance, progetto regionale formazione tecnico-scientifica intervento IC4G - che ha la finalità di permettere a genitori e alunni di ampliare la conoscenza delle diverse opportunità offerte dai percorsi tecnico-scientifici, e di avvicinare un numero sempre crescente di studenti al mondo della scienza favorendo lo sviluppo della mentalità scientifica .
Capofila dell’iniziativa è l’Istituto Tecnico “G. Marconi” di Penne diretto dal Dirigente scolastico Claudio Romagnoli, cui si aggiungono l’Istituto Tecnico Commerciale “Alessandrini” e il Liceo Scientifico “D’Ascanio” di Montesilvano, il Liceo Scientifico vestino “Luca da Penne”, l’Istituto Omnicomprensivo “ Spaventa” di Città S. Angelo e l’Istituto Magistrale “G. Marconi di Pescara.
Progressi scientifici e medicina di genere - Il ruolo delle donne

Per informazioni: www.festivalscienza.it
Magazzini del Cotone, Sala Maestrale, modulo 10, I piano, Area Porto Antico, ore 16.00, Genova
Vite degli scienziati di oggi al Festival della Scienza di Genova

27 ottobre 2007 - Edoardo Boncinelli (A caccia di geni - Di Renzo Editore), fisico e biologo, farà una breve rassegna delle motivazioni che hanno portato scienziati viventi a scegliere il mestiere che hanno scelto. Invece di parlare di scienziati del passato, il discorso sarà focalizzato su fisici, chimici e biologi del nostro tempo. L'evento fa parte di ”Vite appassionanti".
Prenotazione: consigliata
Per informazioni: www.festivalscienza.it
Palazzo Rosso, Via Garibaldi 18, ore 11.00, Genova
La storia scritta dal DNA umano al Festival della Scienza di Genova

Prenotazione consigliata.
Per informazioni: www.festivalscienza.it
Magazzini del Cotone, sala Scirocco e Libeccio, modulo 9, III piano, Area Porto Antico, ore 10.30, Genova
Il caso di Luca Luigi Cavalli Sforza
Almanacco della Scienza, mercoledì 9 maggio, Scaffali
Cavalli Sforza: stregato dalla genetica
A fargli conquistare il Premio letterario Galileo per la divulgazione scientifica, consegnatogli qualche giorno fa Padova, è stato il volume “Perché la scienza?”, scritto a quattro mani con il figlio Francesco. Ma non è certo da meno anche un’altra recente opera di Luigi Luca Cavalli Sforza, “Il caso e la necessità”.
Nel volumetto edito dalla romana Di Renzo Editore il noto genetista racconta, in tono colloquiale, l’inizio della sua carriera, la nascita della passione per la genetica delle popolazioni, ricorda gli studiosi che hanno scandito tappe cruciali nella sua vita professionale e sottolinea la necessità per chi, come lui, fa ricerca sulle origini dell’uomo di un approccio multidisciplinare. Dedica un intero capitolo al ruolo di primo piano della matematica nella genetica, spiega la teoria della deriva genetica, evidenzia le difficoltà ‘politiche’ del genetista e ipotizza il futuro genetico degli umani.
Temi importanti e talora difficili sono affrontati con la semplicità che nasce da una grande competenza, ma soprattutto da un amore incondizionato per il proprio lavoro, una passione destinata col tempo a crescere. ‘Con l’avanzare degli anni sto riscoprendo nuovi piaceri, come quello di scrivere. Però il mio interesse centrale rimane ancora l’evoluzione umana e qualche volta mi stupisco di quanto insaziabile continui ad essere la molla che ha sempre mantenuto la mia ricerca, la curiosità’.
Il caso e la necessità di Luca Cavalli Sforza
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Universalmente riconosciuto come uno degli studiosi più autorevoli nel campo della genetica di popolazioni, Luigi Luca Cavalli Sforza è stato uno dei primi genetisti a chiedersi se i geni dell’uomo moderno contengano ancora una traccia della storia dell’umanità, iniziando un approccio pluridisciplinare che nella prima ricerca combinò la demografia storica con la genetica di popolazioni e quella dei gruppi sanguigni. In questo libro il noto genetista italiano ci racconta i mille sentieri percorsi durante la sua ricerca, spesso in campi a lui estranei, come l’archeologia o la linguistica, nel tentativo di ritrovare nell’attuale patrimonio genetico dell’uomo i segni lasciati dalle grandi migrazioni del nostro antico passato.Luigi Luca Cavalli Sforza, genetista, si occupa di antropologia e storia. Autore di numerose pubblicazioni a carattere divulgativo, ha insegnato a Milano, Parma, Pavia e Cambridge, e attualmente è professore emerito di genetica all’Università di Stanford.
Francisco Ayala arriva in Italia
Francisco Ayala sarà ospite in Italia nel mese di dicembre 2006 per tenere alcune conferenze:
- 11 dicembre: "Selezione Naturale, Progetto e Novità", presso l’Università di Padova
- 12 dicembre: "Evolutionary Origin and World Expansion of Malaria" alle ore 10:00 in occasione del conferimento della Laurea ad Honorem in Medicina presso l’Università di Padova
- 13 dicembre: "Evolutionary Origin and World Expansion of Malaria" alle ore 15:30 presso l’Accademia dei Lincei a Roma
- 14 dicembre: presso la Stazione Zoologica di Napoli.
Francisco Ayala ha pubblicato Le ragioni dell’evoluzione con Di Renzo Editore.
Il mondo è complesso come un broccolo
Anche i broccoli possono essere utili per spiegare la fisica. Ne sanno qualcosa i molti intervenuti al "caffè scientifico" con Marco Bianucci, Giorgio Parisi e Stefano Zapperi, nella mattinata di domenica 6 novembre all'Histoire Café Garibaldi. I tre fisici, appollaiati su altrettanti sgabelli a dominare una platea colorata e attenta, hanno infatti affrontato il tema della teoria della complessità, cercando di rispondere alla domanda del titolo: "Il mondo è complesso?".
Il protagonista indiscusso è Giorgio Parisi, ordinario di Teoria quantistica alla Sapienza e già candidato al Premio Nobel: «credo che uno dei motivi per cui non gliel'abbiano ancora dato», commenta Bianucci, che si ritaglia il ruolo di moderatore, «sia che ha scritto così tanto da averli spiazzati».
Quando il fisico romano ha cominciato a indagare la complessità, Stefano Zapperi (classe 1970) aveva otto anni: «Nella complessità ci sono nato», commenta. Ma non è solo un interesse "generazionale": «credo che l'aspetto più interessante di questa teoria sia la sua interdisciplinarietà. I sistemi complessi ci circondano». Bianucci è d'accordo: «se ne parla tanto perché lo studioso da Galileo in poi si era concentrato sul particolare, cercando di isolarlo dal sistema. Oggi abbiamo riscoperto che le cose non stanno così. Ci sono alcuni sistemi il cui comportamento è dipendente dalle relazioni fra le parti che li costituiscono».
Naturalmente vi sono ancora ampi settori in cui la teoria della complessità sta muovendo i primi passi: «le teorie non escono vestite di tutto punto come Atena dalla mente di Giove», ammonisce Parisi, «c'è tutto un lavoro di "lucidatura"». E ci sono anche dei limiti. «Einstein», ricorda sorridendo il fisico romano, «diceva che per spiegare dei dati sperimentali vanno usate schematizzazioni il più semplici possibili, ma non più semplici di così».
Fra i tanti possibili ambiti di applicazione, c'è quello della fisica dei terremoti: «il terremoto non è altro che una frattura della crosta terrestre», sintetizza Zapperi, «e come ogni altra frattura produce determinati rumori. Ecco, ci sono proprietà statistiche del segnale rumoroso che sono simili in molti sistemi. Cambia solo la scala».
Il punto della variante di scala è uno dei noccioli della discussione. Parisi esemplifica la materia con un paragone vagetale: «avete presente un broccolo? È formato da una struttura piramidale, ed ogni piramide è formata a sua volta da altre piccole piramidine, e via così. È un tipico esempio di variante di scala... e fra l'altro mi pare anche che sia la stagione giusta».
La variante di scala non è l'unica dipendenza che lega i differenti sistemi, e Zapperi fornisce altri due esempi: «ci sono sistemi che dipendono dal volume, come quando bollo l'acqua ed ho bisogno di più o meno calore a seconda di quanto liquido ho nella pentola. Altri hanno una dipendenza logaritmica, come la frattura dei materiali».
Dopo soli venti minuti di conversazione, cominciano subito le numerose domande di un pubblico seduto in ogni angolo disponibile e che ha molto apprezzato l'onestà intellettuale degli intervenuti, soprattutto su temi spinosi come il rapporto fra libero arbitrio e complessità. «Noi fisici ci occupiamo di cose semplici», si scusa Zapperi, «anche se il rischio della complessità è che si diventa rapidamente tuttologi, non mi sento di dar risposte».
Altro tema difficile, quello del rapporto fra complessità e scienze sociali. Il tono di Parisi si indurisce un po': «quello delle scienze sociali è un campo estremamente delicato. Se una teoria sbagliata finisce in mano ai politici può essere pericoloso. Un esempio classico, e sgradevole, è quello della sociobiologi, che cerca di spiegare i comportamenti sociali a partire da quelli biologici». In una certa misura si può anche leggere la storia in questo modo, «ma utilizzare la sociobiologia per giustificare la disuguaglianza fra gli uomini mi pare molto pericoloso», conclude Parisi. È possibile prevedere l'evoluzione, modellizzandola? «Questa è una domanda che resterà sempre senza risposta», mormora Bianucci. «Per ora i fisici hanno usato modelli stilizzati che non permettono nessuna previsione», ribatte Parisi.
Il fuoco di fila delle domande non si attenua. Una, due, anche tre per volta. «È come un quiz! Scelgo la terza...», si diverte Zapperi. Lo scienziato galileiano è ancora adeguato allo studio della complessità? «Il metodo è ancora valido», conferma Bianucci. Zapperi è d'accordo, «solo che non cerchiamo più un valore uguale ma un tipo di fluttuazione uguale».
Una dei portati della teoria della complessità è che ha reintrodotto le "scuole di pensiero" nella fisica: c'è chi la difende e c'è chi la attacca, come la rivista Scientific American che insinua di non aver ancora visto risultati concreti dalla sua applicazione. «Non è vero», risponde secco Bianucci, che si dimostra comunque contento della divisione in "scuole". Con un "però": «la discussione entra nel vivo se danno cento miliardi per finanziare un acceleratore di particelle e quando servono a me cento milioni per la ricerca non li danno». Caldi applausi.
«Le scuole compaiono sempre quando ci sono teorie nuove», commenta accomodante Parisi, portando l'esempio della meccanica quantistica, che fu messa in dubbio per trentacinque anni: «Planck, il suo fondatore, amava dire che "le nuove teorie si affermano non perché i sostenitori delle vecchie si convincono, ma perché muoiono"». Nel salutare il pubblico, i tre consigliano di andare a vedere la mostra Semplice e complesso a Palazzo Ducale: «è bellissima», aggiunge Parisi, «e dà una sensazione quasi tattile della complessità di molti sistemi».
Giorgio Parisi ha pubblicato La chiave, la luce e l’ubriaco con Di Renzo Editore.
Le conferenze di Edoardo Boncinelli al Festival della Scienza di Genova
All’edizione 2006 del Festival della Scienza, Edoardo Boncinelli, professore di Biologia e Genetica presso l'Università Vita-Salute di Milano e autore del libro autobiografico A caccia di geni (Di Renzo Editore, Roma), parteciperà alle seguenti conferenze:
I confini di Babele
Il cervello e il mistero delle lingue impossibili (con Claudia Bianchi, Edoardo Boncinelli, Michele Di Francesco, Giorgio Graffi, Andrea Moro e Nicla Vassallo; modera Armando Massarenti)
Aula Polivalente San Salvatore, Piazza Sarzano, 28 ottobre, ore 18:00
Dalle origini della vita al linguaggio
Processi che si auto-organizzano nell'evoluzione (con Edoardo Boncinelli e Terrence Deacon)
Palazzo Ducale - Sala del Maggior Consiglio, P.zza Matteotti 9, 4 novembre, ore 18:00
Le scienze alla prova dello specchio
(con Enrico Beltrametti, Edoardo Boncinelli, Massimo Piattelli Palmarini e Giorgio Vallortigara; coordina Claudio Bartocci)
Palazzo Ducale - Sala del Maggior Consiglio, P.zza Matteotti 9, 4 novembre, ore 11:00
Infinite forme bellissime
La nuova scienza dell’Evo-Devo (con Edoardo Boncinelli e Sean B. Carroll)
Palazzo Ducale - Sala del Maggior Consiglio, P.zza Matteotti 9, 5 novembre, ore 18:00
Siamo una massa di ignoranti. Parliamone
(con Edoardo Boncinelli e Flavio Oreglio)
Palazzo Ducale - Sala del Maggior Consiglio, P.zza Matteotti 9, 5 novembre, ore 21:00
Dall’animale all’uomo. Le invarianti nell’evoluzione delle specie
Irenäus Eibl-Eibesfeldt, Dall’animale all’uomo, Di Renzo Editore
IL LIBRO - Irenäus Eibl-Eibesfeldt, allievo e collaboratore di Konrad Lorenz, è ormai uno dei maggiori studiosi del comportamento animale. Suo il merito di aver sviluppato lo studio sull'etologia umana, con particolare attenzione all'analisi del comportamento dei neonati e dei bambini.
Nel corso della sua carriera ha viaggiato in tutto il mondo, analizzando il comportamento umano alla luce delle conoscenze acquisite tramite lo studio animale. Grazie anche al suo intervento è stato possibile conservare quel paradiso incontaminato di flora e fauna che sono le isole Galàpagos, ancora al centro della sua attività scientifica.
Il racconto delle sue esperienze ci invita alla conoscenza di noi stessi e del mondo che ci circonda, che egli osserva con uno sguardo curioso e appassionato. Con la sua penetrante osservazione del volto umano della natura, Eibesfeldt restituisce vita e parola all'oggetto della ricerca scientifica.
DAL TESTO - "L'uomo è per natura un 'creatore di cultura': egli apprende la sua lingua, i suoi costumi e molte altre cose. Ma sicuramente non viene al mondo come una 'tabula rasa'. Soprattutto nell'ambito sociale è condizionato da adattamenti filogenetici in misura di gran lunga maggiore di quanto avessimo sospettato vent'anni fa. L'inclinazione alla consociazione in gruppi di persone tra loro note, la xenofobia (il timore dell'estraneo), l'aspirazione al rango, le emozioni che accompagnano sentimenti come l'amore e la gentilezza, per menzionare solo alcune caratteristiche, si basano su adattamenti filogenetici di programmi innati".
L'AUTORE - Irenäus Eibl-Eibesfeldt, nato a Vienna nel
Il Premio Nobel a un Italiano?
Ho trovato il primo libro divulgativo di Giorgio Parisi, La chiave, la luce e l'ubriaco (Di Renzo Editore), molto interessante. Si capisce subito che si muove su un livello alto della conoscenza della materia: bastano due parole e si entra immediatamente nel modo fantastico della fisica. Proprio come Enrico Fermi con il suo piccolo libro sulla Termodinamica. Insomma, chi conosce a fondo l'argomento ci offre il distillato senza necessità di arricchire la comunicazione per nascondere incertezze e ignoranza.
Ho anche appreso che Giorgio Parisi è uno dei candidati al Premio Nobel. Sarebbe fantastico, anche perché è uno dei pochi che ha deciso di restare in Italia, senza rimpianti, tirandosi su le maniche e mettendosi a lavorare con i pochi mezzi a disposizione.
Complimenti a questo genio della fisica. Speriamo che sia di esempio a tanti giovani che vogliono entrare nello stesso mondo.
Edoardo Boncinelli a "I Lunedì di Società Libera"
La facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli studi di Milano ospiterà il sesto incontro del ciclo di lecture promosso dall'Associazione Società Libera.
Lunedì 25 settembre 2006 Edoardo Boncinelli presenterà "La scienza come valore di libertà".
Ecco il programma completo.
Edoardo Boncinelli ha pubblicato "A caccia di geni" edito da Di Renzo Editore.
I grandi della scienza: Max Perutz e l'emoglobina
Ma anche un maestro di scienza e di vita per i suoi collaboratori. Negli ultimi vent'anni aveva pubblicato oltre cento lavori, l'ultimo era apparso su Nature nel luglio dell'anno scorso. E fino a Natale, nonostante l'incombere della malattia, non aveva voluto abbandonare il suo bancone di laboratorio. Ci sono luoghi al mondo che sembrano favorire la creatività e attirare persone d'eccezione. Uno di questi luoghi è il Cavendish Laboratory di Cambridge, dove all'inizio del secolo scorso Ernest Rutherford aveva posto le basi della fisica nucleare, e dove i due Bragg (padre e figlio) avevano sperimentato l'impiego della diffrazione a raggi X da parte dei solidi cristallini per determinare le distanze tra gli atomi.
La tecnica verrà poi sviluppata - sempre al Cavendish - da John Desmond Bernal, che insegnerà il mestiere a Max Perutz, il quale avrà tra i suoi primi studenti di dottorato John Kendrew e Francis Crick. Un esempio di trasmissione culturale che troverà una celebrazione straordinaria nell'annata 1962 dei Nobel, quando Perutz e Kendrew riceveranno il premio per la chimica per aver identificato rispettivamente la struttura dell'emoglobina e della mioglobina, e Watson e Crick (assieme a Maurice Wilkins, dell'Università di Londra) quello per la medicina per la doppia elica del DNA. E altri scienziati del Cavendish verranno insigniti del Nobel negli anni successivi.
A che cosa è dovuta questa fioritura di talenti? Forse è stato proprio Max Perutz a rivitalizzare l'ambiente di Cambridge quando fondò e diresse, dal 1962 al 1979, il Laboratorio di biologia molecolare. Le sue direttive erano semplici ma efficaci: scegliere i giovani più promettenti, massima libertà intellettuale, burocrazia al minimo, grande disponibilità umana, facilitando l'osmosi di idee tra i diversi gruppi di ricerca. Perutz era approdato in Gran Bretagna nel 1936 dalla natia Vienna, dove il padre (fabbricante di tessuti) contava di inserirlo nell'azienda di famiglia. Ma un insegnante lo aveva fatto innamorare della chimica e Max la spuntò: si iscrisse a chimica all'Università di Vienna e poi ottenne il dottorato a Cambridge, con Bernal.
"Fu lui a insegnarmi che l'enigma della vita era racchiuso nella struttura delle proteine, e che la cristallografia a raggi X era il solo modo per venirne a capo" racconterà in seguito Perutz. All'epoca si pensava che anche i geni fossero costituiti da proteine. Così il giovane Perutz imparò le tecniche di cristallografia per applicarle alla biochimica. E scelse di studiare l'emoglobina, la proteina più abbondante e facile a cristallizzare, utilizzando quella estratta dal cavallo.
Ma i tempi s'incupivano. Nel 1938 Hitler s'impadroniva dell'Austria e i Perutz (di origine ebraica) dovettero cedere la loro azienda. William Lawrence Bragg, allora a capo del Cavendish Laboratory, fece ottenere a Max una borsa di studio della Rockefeller Foundation. Questo consentì a Perutz di far trasferire i genitori in Gran Bretagna. Ma con lo scoppio della guerra furono tutti internati come potenziali nemici. Perutz venne deportato a Liverpool e poi in Canada, nel Quebec. Solo nel 1941 i colleghi di Cambridge (tra i quali la futura moglie) ne ottennero la liberazione. E Perutz fu allora coinvolto in un singolare progetto di importanza strategica: trovare il modo di rendere il ghiaccio a prova di proiettili per creare, nell'Atlantico, vere e proprie navi iceberg, che consentissero agli aerei degli Alleati di atterrare per rifornirsi di carburante.
I primi risultati delle ricerche si rivelarono promettenti, ma il progetto venne sospeso quando i bombardieri acquistarono un'autonomia tale da varcare l'oceano senza scalo. Finita la guerra, Perutz poté tornare a occuparsi delle proteine. Pareva un'impresa disperata ricostruire l'arrangiamento tridimensionale di molecole tanto complesse, con migliaia di atomi. I primi risultati arrivarono solo nel 1953, quando Perutz riuscì a incorporare atomi di un metallo pesante, il mercurio, in posizioni definite dell'emoglobina. In questo modo la diffrazione cristallografica risultava alterata, e i cambiamenti potevano essere usati per determinare la struttura della molecola nelle tre dimensioni.
Nel 1959 la struttura spaziale dell'emoglobina e della mioglobina era cosa fatta. Racconterà Perutz: "Eravamo come esploratori alla scoperta di un nuovo continente. Ma ora bisognava spiegare il meccanismo molecolare dello scambio respiratorio". L'obiettivo venne centrato da Perutz e Kendrew negli anni successivi al Nobel. Un meccanismo che si rivelerà la chiave per comprendere numerose malattie ereditarie. A cominciare dall'anemia falciforme, dovuta a una sintesi difettosa dell'emoglobina.
Accanto al lavoro scientifico Max Perutz ha sempre dedicato una fetta del suo tempo a scrivere e a parlare di scienza, con articoli e recensioni pubblicati su svariate riviste: dalla New York Review of Books al New Yorker, da Nature al New Scientist. Sono veri e propri piccoli saggi, raccolti in un paio di libri pubblicati nel
Per Di Renzo Editore Max Perutz ha pubblicato Le molecole dei viventi.
Dall’animale all’uomo
Irenäus Eibl-Eibesfeldt, allievo e collaboratore di Konrad Lorenz, è uno dei maggiori studiosi del comportamento animale. Suo il merito di aver sviluppato lo studio sull’etologia umana, con particolare attenzione all’analisi del comportamento dei neonati e dei bambini.
In questo libro-dialogo (Dall'animale all'uomo - Di Renzo Editore) racconta come nel corso della sua carriera, viaggiando in tutto il mondo, abbia avuto modo di analizzare il comportamento umano alla luce delle conoscenze acquisite tramite lo studio animale. Grazie anche al suo intervento è stato possibile conservare quel paradiso incontaminato di flora e fauna che sono le isole Galàpagos, ancora al centro della sua attività scientifica. Il racconto delle sue esperienze ci invita alla conoscenza di noi stessi e del mondo che ci circonda, che egli osserva con uno sguardo curioso e appassionato. Con la sua penetrante osservazione del volto umano della natura, Eibesfeldt restituisce vita e parola all’oggetto della ricerca scientifica.
Questa nuova edizione è stata arricchita con alcune foto e la lezione dottorale tenuta in occasione della consegna della Laurea Honoris Causa in psicologia il 1° aprile 2005 all’Università di Bologna.
Averci la passione nel sangue
A Bergamo Scienza, sabato 30 settembre 2006 alle ore 21 all’Auditorium, Piazza della Libertà, Bergamo, Città Bassa.
Liberamente tratto dal racconto “Enemy alien” del premio Nobel Max Perutz, il monologo di Valeria Patera, attraverso ricordi, stralci di conversazioni, immagini e flashback, ci riporta a quando Perutz fu deportato in Canada dagli inglesi come "straniero bandito"in compagnia di centinaia di scienziati e studiosi, all’inizio della seconda guerra mondiale. La musica di scena, dal vivo, sarà compagna di viaggio e controcampo del protagonista. Un viaggio nel viaggio che, con l’ironia del piglio narrativo di Perutz, rievoca un'avventura straordinaria, a tratti surreale, alludendo al rapporto tra scienza e politica, sullo sfondo delle persecuzioni razziali e del conflitto mondiale in un' Europa impazzita.
Di Renzo Editore ha pubblicato due libri che tracciano il pensiero e la vita dei due grandi scienziati:
- Edoardo Boncinelli - A caccia di geni
- Max Perutz: Le molecole dei viventi
The future of science
Nei giorni 20-23 settembre 2006 si terrà a Venezia una conferenza mondiale dal titolo Evolution, distinta in tre parti:
- L'evoluzione dell'Universo
- L'evoluzione della Vita
- L'evoluzione del Pensiero
Vi parteciperanno numerosi personaggi di fama mondiale e tra questi alcuni hanno pubblicato libri con Di Renzo Editore:
- Edoardo Boncinelli - A caccia di geni
- Margherita Hack - Una vita tra le stelle
- Daniel Dennett - Dove nascono le idee
- Irenaus Eibl-Eibesfeldt - Le invarianti nell'evoluzione delle specie
Quali sono le ragioni dell’evoluzione
scopo, telos, in greco, significa, è risaputo, scopo, fine. Evidentemente, soltanto gli uomini, e gli animali, forse, hanno scopi e scopi consapevoli. Sostenere che la Luna abbia quale scopo, magari inconsapevole, di ruotare intorno alla Terra, e la Terra di muoversi intorno al Sole, viene, oggi, considerato assurdità. In passato, di sicuro, non era così. Tutto ciò che esisteva veniva finalizzato da Dio, appositamente per lo scopo che esplicava. Se esisteva l’erba era perché doveva servire da nutrimento agli animali, la pioggia a sua volta incrementava l’erba, il Sole riscaldava gli uomini, evaporava l’acqua per renderla nuvole e pioggia… Potremmo continuare.
All’avvento delle concezioni materialistico meccanicistiche, durante e dopo il Rinascimento, furono riprese le teorie dell’atomismo greco. Per queste teorie non esiste né un Creatore, né un Ordinatore, né un Finalizzatore, l’associazione, casuale o deterministica, degli atomi, “combina”, aggregandosi e disaggregandosi, i corpi, che finiscono con lo stabilire rapporti per le loro caratteristiche interne. Al dunque, non è che l’erba abbia lo scopo di essere mangiata dagli animali. Piuttosto: c’è l’erba, ci sono gli animali,gli animali gradiscono l’erba e la mangiano. È un incontro non prefigurato né imposto. Com’è risaputo, la cultura filosofica e scientifica ha fondato la modernità quando sono state abolite le “cause” e la “causa”, e al “perché” è subentrato il ”come”. Si può ben capire che altro è chiedersi il “perché” la Terra giri intorno al Sole, altro esporre “come” la Terra gira intorno al Sole. Ma l’uomo non si soddisfa del “come”. E uno scienziato, decisivo per il nostro tempo, si sforzò di connettere al “come” il “perché”. Non basta cogliere che taluni animali mangiano l’erba, senza ipotizzare un disegno provvidenziale che faccia nascere l’erba per essere mangiata da certi animali, bisogna anche indagare sul “perché” la mangiano, anche non rifacendosi a Dio o a impulsi sopra naturali. Vi è un “perché” in natura, interno a chi esiste, un motivo che induce certi animali a mangiare foglie, altri radici o frutti? Esiste, sostenne tale scienziato, con ciò ridando alla Natura una direzione, uno scopo, anche se del tutto naturale. Bisogna riconoscerlo, Charles Darwin, a lui ci riferiamo, scrisse una nuova Bibbia. La “selezione naturale del più adatto” divenne, da quando Charles Darwin la concepì, ne “L’origine della specie”, I859, una interpretazione del come e del perché i viventi mutano e si evolvono o periscono.Darwin, secondo l’opinione del biologo e filosofo spagnolo Francisco J, Ayala, docente all’Università della California, espressa nel volume: ”Le ragioni dell’evoluzione”, Di Renzo Editore, cercò, appunto, di scoprire se i viventi si comportavano secondo scopi. Non lo scopo cosciente di chi prende un fucile per colpire bensì scopi intrinseci che i viventi attuano anche o soprattutto involontariamente. Per Ayala, Darwin scoprì che i viventi accumulano per un processo di adattamento selettivo caratteristiche opportune che li fanno resistere e sostentare nel loro ambiente o in ambienti cambiati. La Natura opererebbe con tali scopi.
Poiché la questione è di importanza assoluta, e complessa, seguiamo alla lettera quanto scrive Ayala. Riprendendo una famosissima considerazione di Charles Darwin, sulla più favorevole possibilità di sopravvivenza degli individui che nascono con variazioni favorevoli e sulla eliminazioni naturale di chi ha variazioni nocive, ciò che Darwin definiva “selezione naturale”, Ayala cerca di esplicare le modalità delle formazione dei caratteri vantaggiosi. Innanzi tutto: non vi è una direzione obbligata, piuttosto una miriade di tentativi di variazioni genetiche. Quelle che consentono opportunità vantaggiose permangono e favoriscono la sopravvivenza di chi le ha, dicevo, mentre chi non ha le caratteristiche vantaggiose rispetto all’ambiente, perisce. Ma il processo è impervio, tentacolare, articolato di possibilità. Nasce un tratto vantaggioso, l’ambiente muta, e quel tratto diventa inutile o dannoso. Inoltre: prima che si stabilizzi una mutazione radicale, poniamo il completamento delle ali, vi è un andamento discontinuo,strade sbagliate, arresti. Ma, ed ecco una tesi, nota, ma rilevantissima, se vi è un inizio di trasformazione vantaggiosa, poi, le trasformazioni successive favorevoli sviluppano quella iniziale, sebbene in forme accidentate. Al dunque, un’escrescenza che poi diventerà un’ala, prima di diventare ala proverà molteplici sviluppi falliti, finché,come ala, avrà uno sviluppo di successo. Allora, quell’escrescenza era finalizzata a diventare ala? La Natura agisce teleologicamente? Paradosso dei paradossi: la teoria evoluzionistica di Darwin è quanto di più compatibile esiste con la visione ebraico-cristiana? Per Ayala è così. Infatti, argomenta, la tesi evoluzionistica non è una teoria casualistica. Vi è, nella Natura, un orientamento all’adattamento. Ma, dice Ayala, questa tendenza evolutiva “è talmente piena di disfunzioni, sprechi, e crudeltà, che sarebbe sacrilego attribuirla a un essere dotato di intelligenza superiore, saggezza e benevolenza”. Insomma, l’evoluzione al modo di Darwin non è casualistica perché ha come scopo la sopravvivenza del più adatto, ma le modalità con cui si crea il mutamento adattivo è dovuto a infiniti esperimenti, sia pure in grado di sviluppare ciò che favorisce l’adattamento. Come dicevo, se spunta un’escrescenza da cui può venir fuori un’ala, le trasformazioni che formano l’ala restano, le altre spariscono. Dunque l’escrescenza era finalizzata a diventare ala… quando lo diviene!
E la religione, Dio? Oggi in molti paesi vi è una guerra culturale tra il darwinismo e le concezioni creazionistiche. È notizia di questi giorni che il “Board of education” del Kansas, negli Stati Uniti, ha organizzato un confronto tra negatori e assertori delle tesi di Darwin. A stare ad Ayala, che si occupa specificamente del rapporto tra teleologia e teologia, le modalità con cui opera la Natura biologica non suppone un Ente Superiore, basta il principio della selezione naturale, ma non vi è contraddizione nel concepire un Dio Creatore e un’evoluzione secondo la teoria evolutiva. In ogni caso l’uomo sarebbe nato da Dio, essendo Dio Creatore di tutto! L’evoluzione, infatti, non invade l’origine di ciò che esiste, si occupa di ciò che già esiste. Inoltre, che senso avrebbe, sostiene Ayala, lo accennavo, tutto quel processo per tentativi prima e dopo l’avvento delle scimmie antropomorfe? Perché Dio avrebbe agito per tentativi? Dio, se mai, va posto all’origine della Natura, e l’evoluzionismo, ripeto, non si occupa della origine della Natura, ma delle sue trasformazioni. In sostanza Dio Creatore, bene insistere, non viene intaccato dall’evoluzionismo, per chi ha fede. Del resto, citando Giovanni Paolo II, l’evoluzione, conclude Ayala, non contraddice “gli insegnamenti della Bibbia e della Chiesa”. Sembra di tornare al XVI/XVII secolo. Bisogna riconoscere che la Chiesa Cattolica è la più disponibile a evitare un’assurda guerra tra scienza e fede. La religione non deve entrare dove la scienza può dimostrativamente provare gli asserti, in tal caso stabilirebbe integralismo, ossia un’invasione integrale in ogni campo del reale, che dovrebbe dipendere dalla fede religiosa, ritorneremmo al Sole che gira intorno alla Terra; ma la scienza non deve farsi scientismo,volendo sottomettere l’intero reale a sé e ai suoi metodi. Esistono immense zone d’ombra e la stessa esistenza del reale è racchiusa in un mistero nel quale la fede può esperirsi. Contestare la fede all’interno del mistero dell’esistenza è una presunzione scientista intollerabile. Detto questo, e opinioni “conciliatrici” di Ayala, sono più che altro un’occasione di discussione non faziosa. Accettata, infatti, l’evoluzione la differenza tra “homo sapiens sapiens” e primate in che consiste, in trasformazioni biologiche funzionali o nella presenza dell’anima immortale personale? A quanto pare le due tesi sarebbero “conciliabili”, e oltretutto rispetterebbero l’autonomia della scienza e della fede. Oltretutto, anche lo scienziato più scientista deve riconoscere di essere totalmente all’oscuro dell’origine dell’esistenza. Inoltre, il più sistematico degli evoluzionisti, Herbert Spencer, lasciava aperta con la teoria dell’inconoscibile la possibilità che vi siano forme non scientifiche di adesione al reale. E di ciò stiamo discutendo.
Incontro con Daniel Dennett
Domenica 24 settembre 2006 Daniel Dennett sarà a Pordenone per partecipare alla Festa del libro con Autore, nell'ambito del progetto Pordenonelegge.
L'ultimo libro di Daniel Dennett pubblicato in Italia è Dove nascono le Idee (Di Renzo Editore): in esso l'autore parla della propria storia, soffermandosi sulle esperienze professionali.
Convegno sul senso del tempo
Nei giorni 20 e 21 novembre a Torino, presso il Centro Congressi Lingotto, si terrà il convegno “Il senso del tempo: Società, Scienze, Tecnologie”.
Vi parteciperanno numerosi personaggi di notevole rilievo scientifico, con alcuni dei quali la Di Renzo Editore ha pubblicato libri nati da interviste con gli autori. Con questi libri i partecipanti al convegno potranno avere puntuali informazioni sulla vita e sul percorso scientifico di alcuni relatori.
Le personalità in questione sono:
- Edoardo Boncinelli - A caccia di geni
- Giorgio Israel - Scienza e storia, una convivenza difficile
Festival Filosofia - Umanità 2006
Il convegno si terrà a Carpi Sassuolo (Modena) nei giorni 15, 16, 17 settembre 2006 e vi parteciperà Edoardo Boncinelli.
Edoardo Boncinelli ha pubblicato uno dei primi libri a carattere divulgativo, continuamente aggiornato, con Di Renzo Editore, dal titolo "A caccia di geni". Con questo libro i partecipanti al convegno potranno avere puntuali informazioni sulla vita e sul percorso scientifico del relatore in questione.
Per informazioni: Festival della filosofia
Così la fisica è a portata di tutti
La chiave, la luce e l'ubriaco
Semplicità e chiarezza sono alla base del libro di Giorgio Parisi, che affascina anche i meno esperti
Un ubriaco, di notte, si mette a cercare una chia
E' da questa vecchia storiella, che prende spunto - e anche il titolo - il libro di Giorgio Parisi, La chiave, la luce e l'ubriaco pubblicato da Di Renzo Editore, nel
Fisico teorico di fama internazionale, Pa
Nasce così un testo agile e accessi
"Gli scienziati fanno le cose che rie
Il percorso di Parisi, ne La chiave, la luce e l'ubria
Le domande poste a Giorgio Parisi spaziano dalla nomenclatura, a questioni di carattere pratico, co
Dalle pagine di questo saggio emerge che, anche se noi non ci occupiamo della fisica, la fisica si oc
La chiave, la luce e l'ubriaco si chiu
A tal proposito, l'autore si dice convinto che "se in Italia, i grandi commis dello stato e i vertici delle aziende private avessero tutti un dottorato [non ne
Operazione Bourbaki
All’età di sessantotto anni, Max Weiss, professore di scienze a Princeton, viene mandato in pensione. Eppure lui è convinto di avere ancora davanti a sé gli anni migliori della sua carriera, così prepara un’ingegnosa vendetta nei panni di “Diana Skordylis”. Lo pseudonimo nasconde un’alleanza tra Weiss e altri tre suoi colleghi, anch’essi anziani e anch’essi con qualche debito non saldato con la comunità scientifica.
Quello che non si poteva prevedere è il successo della loro avventura: la scoperta della PCR, la più importante invenzione delle scienze biomediche contemporanee. Diana Skordylis viene così travolta dalle gelosie professionali. E mentre le forze dell’individualismo mettono a dura prova l’ideale della collaborazione, il lettore arriva al cuore dell’impresa scientifica e delle sue regole accademiche.
Operazione Bourbaki è il secondo volume della tetralogia, iniziata con Il dilemma di Cantor, con la quale Carl Djerassi mette in scena il vivere quotidiano degli scienziati di oggi.
Carl Djerassi, professore di chimica all’Università di Stanford, è noto soprattutto per essere il padre della pillola anticoncezionale, per la quale ha ottenuto numerosi riconoscimenti accademici. È autore di romanzi, saggi, poesie e racconti tra cui l’autobiografia Dalla pillola alla penna e il testo teatrale per le scuole ICSI - Il sesso nell’epoca della riproduzione meccanica.
La chiave, la luce e l'ubriaco
Il protagonista dell’ultimo libro dei I DIALOGHI, la fortunata serie di interviste biografiche pubblicata da Di Renzo Editore, è uno dei più importanti fisici teorici italiani: Giorgio Parisi. Il titolo è curioso, La chiave, la luce e l’ubriaco, e Parisi lo prende da una storiella cui ricorre per spiegare come si muove la ricerca scientifica.
In una conversazione animata tra autore e editore – per una volta si è voluto mantenere lo stile dell’intervista – il libro ci racconta come è cambiata la fisica, quali sono le problematiche che attraggono i fisici di oggi, quali scenari si prospettano nel nostro futuro.
Soprattutto Parisi si concentra sulle direzioni che la fisica sembra prendere, indipendentemente dalla volontà di chi la fa: quando ci si accorge di avere i mezzi per studiare un certo problema – ci spiega – è ad esso che ci si dedica, anche se sino ad allora nessuno se ne è mai interessato. Perché ogni problema diventa interessante se il nostro scopo è quello di migliorare le nostre capacità e conoscenze.
Infine, l’autore spezza una lancia in favore della spesso criticata fisica pura: ogni aspetto chiarito aiuta a comprenderne altri che potrebbero portare a future applicazioni, che arriveranno, se verranno, soltanto dopo.
Vita di fisico
[Federico Capasso, 2005, “Avventure di un designer quantico”, Di Renzo Editore]
Federico Capasso, fisico italiano trapiantato negli Stati Uniti, racconta le sue affascinanti avventure di ricercatore e la sua esperienza di manager presso i leggendari Laboratori Bell, il principale centro di ricerca industriale nel mondo. I suoi studi interdisciplinari, al confine tra la ricerca di base e applicata, hanno aperto nuovi orizzonti alla fisica delle nanostrutture, alla fotonica, all’elettronica e alla scienza dei materiali. Di particolare rilevanza sono le sue ricerche pionieristiche sull’ingegneria dei semiconduttori artificiali e sui dispositivi quantici, tra cui spicca l’invenzione del rivoluzionario laser a cascata quantica, e le sue recenti ricerche sull’effetto Casimir. Un racconto, scrive l’autore: “che forse potrà essere di qualche utilità ai giovani” che vogliono intraprendere la carriera scientifica, perché non serve una “vita importante” alle spalle per avere successo, ma tanti “passi piccoli e apparentemente insignificanti”.
PROGETTARE n. 301 – GIUGNO 2006 - pag. 87
Ristampa del libro "Sintropia, entropia, informazione"
E' stato ristampato il libro “Sintropia, entropia, informazione” di Giuseppe e Salvatore Arcidiacono (Di Renzo Editore). In esso viene riesaminata la Teoria unitaria del mondo fisico e biologico di Luigi Fantappié, caratterizzata da una netta separazione tra fenomeni entropici e sintropici, proponendone una nuova versione in cui si ammette che non esistono fenomeni entropici e sintropici «puri», ma che in ogni fenomeno, sia fisico sia biologico, si ha una «componente» entropica e una sintropica. Si ottiene così un modello di universo entropico-sintropico che non è più deterministico, ma a «struttura cibernetica». Infatti, poiché i fenomeni non sono più determinati solo dal passato (cause), ma anche dal futuro (fini), in ogni istante occorre fare una scelta tra varie possibilità. Ciò consente un collegamento tra la teoria unitaria e le più recenti ricerche sulla teoria dei sistemi, sul caos e sulla complessità.
Quando studiare gli animali aiuta a comprendere gli uomini
Irenaus Eibl-Eibesfeldt
L’interesse per la comprensione degli esseri viventi si è manifestata in Irenaus Eibl-Eibesfeldt sin dall’infanzia: a tre anni ricevere in dono un pesciolino è per lui qualcosa di meraviglioso, che gli procura una gioia immensa. A raccontarlo è lo stesso etologo viennese dalle pagine del libro autobiografico “Dall’animale all’uomo”, che Di Renzo ha pubblicato nella collana dedicata ai dialoghi con gli scienziati.
Nel volume l’autore racconta delle sue attente osservazioni, ancora bambino, di ragni, formiche, rospi, marmotte; delle letture precoci di testi sugli animali e dell’illuminante incontro con il famoso studioso Konrad Lorenz, suo insegnante all’università.
Ma non solo la professione riempie le pagine della pubblicazione: i resoconti delle sue spedizioni scientifiche alle isole Galàpagos e del passaggio dallo studio degli animali all’esame dell’uomo e dei suoi comportamenti si intreccia con episodi della sua vita privata, dal matrimonio alla nascita dei figli.
Ne viene fuori il ritratto di un uomo curioso, con una gran voglia di conoscere il mondo che lo circonda e, soprattutto, di capire i suoi simili. Un desiderio che ancora oggi, a quasi 80 anni, anima la sua ricerca e dà alle sue parole intensità ed energia.
La chiave, la luce e l'ubriaco
Giorgio Parisi
“Mi viene in mente una vecchia barzelletta. Un ubriaco, di notte, si mette a cercare una chiave sotto un lampione. Arriva un tale che lo aiuta, ma, non trovando nulla, gli chiede se è proprio sicuro di aver perso lì la chiave. L’ubriaco risponde: No, non sono affatto sicuro, ma è qui che c’è luce”.
Con questo esempio scherzoso, ma non troppo, Giorgio Parisi ci spiega come si muove la ricerca scientifica fondamentale.
“Gli scienziati fanno le cose che riescono a fare. Quando si accorgono di disporre dei mezzi per studiare qualcosa che fino a quel momento era stato trascurato, allora s’impegnano per quella strada.” Se lo scopo è migliorare la capacità dell’uomo di conoscere e di controllare i fenomeni della natura, ogni problema, al quale si possano applicare teorie in corso di verifica, diventa immediatamente interessante ai fini della ricerca: ogni aspetto che viene chiarito può aiutare a comprenderne altri. Per il momento si tratta di ricerca pura. Le applicazioni, se verranno, arriveranno dopo.
In una conversazione animata e stra-ordinariamente comprensibile, uno dei più importanti fisici teorici italiani ci aiuta a capire come è cambiata la fisica, di quali problemi si occupa oggi, che interazioni ci sono tra ricerca di base e sviluppo tecnologico, quali scenari futuri potrebbe aprire la sinergia tra la fisica dei sistemi complessi e la biologia.
L’uomo, scimmia presuntuosa
Un volumetto edito da poco dalla Di Renzo Editore racconta il percorso del famoso zoologo-etnologo inglese Desmond Morris nello studio degli animali e dell’uomo. Il libro è frutto di un dialogo con lo studioso celebre per l’affermazione che «L’uomo è l’animale più presuntuoso del Creato» e per La scimmia nuda. Oggi ha più di settant’anni e torna a parlarci dell’uomo, o “scimmia senza peli”, in questo prezioso saggio di 96 pagine.
L’analisi della specie umana è arricchita da una sorta di autobiografia dell’autore, che racconta i punti salienti della sua vita, dai traumi infantili alle cosmiche disavventure di etnologo alle prime armi, a quando iniziò i suoi studi approfonditi sulle scimmie dello zoo di Londra, dove scoprì Congo, uno scimpanzé capace di realizzare disegni astratti utilizzando addirittura i colori. Così, il noto zoologo metropolitano si concentrò sul confronto tra i comportamenti dell’uomo e quelli delle cugine scimmie antropomorfe. L’obiettivo è capire le origini dei nostri comportamenti più naturali e il significato dei nostri gesti, come il modo di vestire, il tifo calcistico, il legame madre-figlio, i contrasti tra generazioni, le differenze tra i sessi e la progressiva perdita del contatto fisico in favore di altre forme di comunicazione. Questi sono alcuni degli aspetti vivisezionati da desmond Morris ed esposti in questo volumetto di sintesi, con la chiarezza e la semplicità che caratterizzano tutta la sua opera.
LEGGO, giovedì 3 giugno 2004, pag. 18
Vocazione e ricerca
La biologia è la disciplina che più di tutte, tra quelle nel campo delle scienze della vita, è letteralmente esplosa. Infatti lo sviluppo degli organismi delle varie specie costituisce evidentemente un problema formidabile, tutt’altro che risolto ancora oggi.
Negli ultimi trent’anni l’approccio genetico è stato fondamentale e in una prima fase l’ha fatta addirittura da padrone. Grazie all’identificazione delle specie biologiche più adatte per questo tipo di analisi e dei geni e dei mutanti più indicati, si è riusciti ad apprendere tantissimo sulla regolazione genetica dei processi dello sviluppo. È nata così, e si è sviluppata enormemente, la genetica dello sviluppo.
Tra i protagonisti di questi studi figura Antonio García-Bellido, che utilizzando esclusivamente lo strumento della genetica, è arrivato in pochi anni ad una serie di conclusioni che sono poi restate paradigmatiche dei processi dello sviluppo e che negli anni successivi non hanno trovato altro che conferme.
In questo libro Bellido parla poco di questi suoi successi, ma è fuor di dubbio che si tratta di pietre miliari della ricerca biologica di sempre. Ciò non va dimenticato mentre si leggono le diverse annotazioni che il nostro autore fa sul mestiere di scienziato.
A caccia di geni
Edoardo Boncinelli
Il vero scienziato, afferma Boncinelli, ha il dovere di rendere comprensibili a tutte le persone gli obiettivi della propria ricerca e i risultati conseguiti. “Se una scoperta scientifica non può essere raccontata in modo comprensibile non è una scoperta scientifica”.
Il libro A caccia di geni è scritto in un linguaggio semplice che mira ad evitare, per quanto possibile, termini tecnici e sottigliezze specialistiche senza perdere in rigore e precisione.
L’Autore traccia un quadro essenziale della sua carriera scientifica, che si intreccia a più riprese con le scoperte e con le innovazioni che hanno caratterizzato l’incredibile avventura della biologia molecolare degli ultimi anni.
Si parte da un’epoca pionieristica nella quale non era ancora possibile isolare i vari elementi del nostro patrimonio genetico e sembrava un sogno poter studiare dal punto di vista molecolare lo sviluppo embrionale di un mammifero e si giunge, attraverso alterne vicende, alla decifrazione del programma generativo che trasforma un uovo fecondato in un essere umano. In questa chiave si dà particolare risalto alle recenti scoperte sulla genesi e sulla strutturazione della corteccia cerebrale, l’organo che più di ogni altro ci caratterizza come esseri umani. Questo libro racconta in sostanza la realizzazione di un sogno: quello di studiare l’animale uomo nella sua essenza più profonda.
Le ragioni dell’evoluzione
Francisco J. Ayala
L’idea dell’evoluzione biologica è una delle maggiori conquiste della scienza e dell’intero cammino culturale dell’uomo. Francisco J. Ayala ha il merito di esporre i concetti fondamentali e le implicazioni della teoria dell’evoluzione biologica in maniera chiara ed equilibrata, offrendo anche esempi concreti di evoluzione in atto, applicata ad esempio all’epidemiologia e alla medicina in generale. È uno dei pochi scienziati che sa parlare dell’evoluzione biologica in maniera persuasiva, senza eccedere in tecnicismi, senza indulgere in sofismi di parte e senza inutili rigidità.
Linguaggio muto
Desmond Morris
Linguaggio muto è un testo ideale per chi desidera avere una visione generale delle opere di Desmond Morris, famoso zoologo e antropologo inglese, che ha stravolto la visione comune sul comportamento animale e umano.
Si tratta di un lungo dialogo avuto con l’autore sul percorso che lo ha condotto allo studio degli animali e nello stesso tempo a quello degli uomini, soffermandosi specialmente sui nostri gesti usuali, sull’atteggiamento che noi abbiamo nei confronti degli animali e con i nostri simili, sulle nostre espressioni artistiche, sulle tifoserie e sul modo di vestire.







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